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To Memphis Slim (USA)

No. Questa volta il tuo indirizzo non potrà più essere quello che affermavi
guascone in un tuo Blues scolpito nel diamante:
" ( .. you just write in your letters..): to Memphis Slim, USA ! ".

No Peter. Peter Chatman. Memphis Slim.

Io ti ricordo tanti anni fa, in un pomeriggio assolato, in una piazza di
Lugano, splendido in concerto. Che magnifici brividi maestro, che pelli d'oca!
Quelle che molti anni dopo sarebbero divenute lacrime schive.
Io ti ringrazio, solo ora, per quel giorno, que no hè olvidado. Nè ho
dimenticato la serata d'inverno di vent'anni prima a Milano al Jazz Power.

E ora t'ascolto qui, nel computer, e sei un fantasma vivissimo, troppo vivo.
E ancora quei brividi.

Ti scrivo infilandoti in una di queste mie cassette postali, sinistre, si tu
veux. E ti metto insieme ai miei grandi, ai nostri grandi. Però tutti sai,
tutti, volenti o nolenti, stiamo al cospetto di Dio.
E questo non è un Blues.

Ero col wisky e la sigaretta americana, allora io ventenne - Blues style, man -
insieme alla mia bella bionda e futura moglie in quel tavolino proprio dietro a
te che cantavi e suonavi quel verticale nero, a Milano. Fuori la Madonnina e il
Duomo, oscuro e bianco. Erano gli ultimi anni sessanta, anche loro così oscuri
e bianchi.

Che ùlulo Memphis
per me oggi il pensarti
ma soltanto forse
perduto