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Per Salvatore Garagista (e nulla più)

“Buonannotte signor Castelli, buonannotte”. Se era buio me lo diceva sempre, e con forte accento pugliese. Salvatore, quello della notte: il Barese.
Ma poteva - dico - il padrone, mettere un avviso, due righe nell’autorimessa. Ma non gliene frega niente evidentemente, anche se gli ha lavorato bene per tanti anni.
Salvatore si faceva dieci giorni all’anno sull’Adriatico, in settembre, quando costa meno. Con la moglie malata di tutto, che da vent’anni sembrava dovesse morire. Così ieri ho chiesto se fosse già in ferie ma il suo giovane collega Antonello mi fa un gesto a croce .
In pensione, chiedo?
Morto, risponde.
Salvatore il Barese mi raccontava dei suoi quattro risparmi, mi mostrava fiero la sua nuova bella utilitaria.
Al mare, l’anno prima gli era piovuto addosso tutto il tempo, ma lui teneva sempre e comunque un certo sorriso. Piccolo, calvo, povero e anche sordo.
L’unico che accettasse “le notti” (quasi tutti i giorni). Soffriva il caldo e il freddo, in quella garitta civile (e incivile), ma con il silenzio dei semplici.
Degli ultimi, quelli che Dio ama.
Parlava male come Di Pietro, ma era simpatico, umano e gentile.
È ancora in garage, dappertutto!
Buonanotte signor Salvatore, buonanotte.

Duccio