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A Federico Fellini

Solo ora comincio a preoccuprmi di lei, maestro Federico.
Ho sempre sospettato che il Cinema fosse la massima potenzialità dell’arte. Appunto così.
E così, appunto, anche Leonardo avrebbe fatto - credo - del cinema grande, certamente stupendo, pastorale.
E io di lei, maestro della vita, a volte devo spiegarne ad amici o parenti, giacché dubitano ed errano tra luoghi comuni e colpevoli assenze.
E invece sì, gli dico: è così!
Così come apparve sornione da subito.
Un messaggio che non è per ripensamenti, per critici del più tardi, né per Proci.

Amo ora pensare e dire, che lei mi tendesse e poi tenesse la mano l’altra sera, tra amici.
La sua mano era mano sua e di altri. Di Fellini e di Bix e anche di De Franco. Non c’é differenza, lei lo sa.

E anche tu lo sai, mio nuovo e inaspettato amico.

Implacabile? Implacabili.

Duccio