Fermo Posta ParadisoFermo Posta Paradiso PrefazioneFermo Posta Paradiso BiografiaFermo Posta Paradiso LettereFermo Posta Paradiso Audiopoesie

Alle cinque sorelle Scalini

 

Carissime sorelle Scalini, state tutte almeno insieme? Finalmente.

Fu durante il vostro tempo, che si radicarono forti le nodosità dei cambi epocali.

I fatti che vi capitarono furono vivibili con la testa nell'ottocento e la coda nel duemila: voi, i genitori vostri, i figli vostri, ne siamo tutti testimoni. Oculari. Retaggi di abitudini all'Austria diedero a voi cinque, una madre viennese, in Como. Che poi - in preda
a marito buono ma antico ed ai tanti bambini, malamente schiantò.
A te madre, Mamma (la più piccola tra voi), restò il ricordo di una manina che vi appariva a Natale coi regali e delle luci nel buio.
Alle più grandi Cecilia e Gabriella, credo nulla, restò. Al maschietto Carlo rimase un magone e l'orgoglio di un uomo sorpreso troppo acerbo.
E c'era "la" Giuditta a te vicina. Ma pesante, coi giochi un po' crudeli dei bambini. C'era la Rosa, si quella un poco antipatica (che in fondo ce la faceste diventare voi, perchè bruttina quando voi certo più belle), ingenerosa vita.

Che fare? Che avreste potuto essere o diventare, voi?

Foste invece fin troppo oneste con voi stesse. Riusciste a tenere a galla comunque una profonda dignità. Di questo ed altro io vi sono grato e qui lo scrivo, perchè resti, forse, il vostro breve nome.

I valori vecchi volavano come cartacce al vento della piazza, e voi bambine. E più tardi ragazze. Sole. Con un padre stanco e così miope che potevate dargli da bere di tutto. Tu gli leggevi ogni giorno il suo giornale seduta sul suo letto e a volte omettevi delle righe che ti andava di omettere. Poi te ne pentivi e ti dicevi povero Papà. Vi chiamava con affetto " I me' tusàn" - le mie bambine - nel nostro vecchio Lombardo.
Poi i valori nuovi si infiltrarono, come il petrolio nella falda, e vi galleggiava in rivoli e in scie dai colori bellissimi, odorosi e sinistri sulla vostra acqua, per mesi, per anni. Nel matrimonio. Nella guerra. Con i vostri figli. Infine con il dopoguerra. Che massi ragazze, che macigni.

Oggi penso al futuro. E' mio dovere. A ciò che auspicare adesso per i figli e i nipoti poi i loro figli ed poi i nipoti. Il bene non può scemare allontanadomi io, perchè il nipote di un mio figlio darà a mio figlio lo stesso peso felice che da a me.
E non è un gioco di parole.

Penso al futuro e non lo so. No, non lo so.