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Al Giardino dell’Eden, per l’elefante Bombay.


Aprendo oggi per caso una nocciolina, tu mi sei apparso ancora, Bombay!
L’elefante ..  dello Zoo di Milano.
Che poi eri femmina, e l’ho letto sul giornale quando sei morta, tre anni fa, tantissimi anni dopo. Già, tutti sanno che gli elefanti vivono tantissimo. Ma anche il tantissimo, e molti non lo sanno, finisce.
 
Io sono ora felice d’averti dato tante noccioline, da bambino. Scusami ti prego, per quelle che ho mangiato io, dal tuo pacchetto. Ma non fu  in fondo un’agape fraterna, Bombay?
 
Eri così dolce in quei  tuoi polpastrelli racchiusi in cima alla proboscide, e giocavamo alla nocciolina e alla moneta (l’una in bocca e l’altra al tuo guardiano della vita, in tuta marrone, che dicono abbia pianto molto quando tu sei andata).
 
Mi sembrava - allora - che tu fossi creata proprio per rimanere lì in quel posto, per poterci divertire, noi bimbi della guerra, di una Milano grigia come te,  perché ti  ritrovassimo ogni volta
nel tuo piccolo posto. E forse lo eri.
 
Quando sei morta ti hanno imbalsamato la testa.
 
Ma io ti ricordo solo da com’eri, da calda, da fumante, da odorosa, da viva.
 
Io guardavo attento ed ascoltavo dentro ai tuoi  piccoli occhi.
Tu  guardavi  attenta ed ascoltavi dentro ai miei piccoli occhi.