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A Piero Sangiovanni.


Caro Piero.
Mi sono arrivati 12 avvisi email di mia posta a te, mai letta, in questo momento
e manchi da mesi.
Ciò mi dice che hanno finalmente "messo mano" al tuo computer.
Così adesso sembri ancora più morto di prima.
Ma per fortuna forse sei meno morto, perchè avevi anche dei dubbi, anzi dei Dubbi.
Vecchio Piero, anzi Pierluigi. Ormai sei giovanissimo! Mi son accorto che ti
chiamavamo in pochi Piero, più o meno come quelli che ti chiamavano col tuo
ripudiato ( non ne ho mai capito il perché), titolo di Ingegnere.
La tua voce. Era confidenziale e incalzante come il contrabbasso che hai sempre
suonato, forse non te l'avevo detto, chissà potevi prenderla male, ma non devi.
Una voce indispensabile il basso, di fondo, da oblio. Ti ho sempre sentito saggio e
indeciso. Quando ho letto il messaggio di Alfredo: "Piero è morto stamattina",
ho lasciato delle lacrime tra la gente, sull'aeroporto della Malpensa.
Avevamo avuto dei dissapori politici negli ultimi anni, ma (una volta tanto) era
perchè tu eri forse troppo di destra. Anche se non son certo di cosa intendessimo
per destra, per sinistra, noi, brava gente. Le tue risposte, quelle importanti, erano
spesso intelligentemente incerte e si perdevano in un mugugno, come un contrabbasso
lontano.
E come amavi tua moglie! Eri un marito incredibile per il Duemila (cerco e riesco ad
imparare da te ed in questo mi illumini, sì).

In fondo abbiamo sempre riso, e anche questo mi illumina. Ricordi un mio verso:
"..m'han detto che compi sessant'anni... ma non ne avevi trenta?..".
Non perdi mai il vizio di prendermi alla sprovvista, di portarti avanti..

Pace, amico mio.

Tuo
d