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A Milton Jackson

 

Milton, Milt, Jackson ,
Che vibes! Che vibrafono sapiente e raffinato. Che pezzo di storia hai
costruito.
Il tuo portaborse nero teneva unite e custodiva le tue belle valigie.
Ma il massimo sarebbe stato che avessi assunto un bianco. Ma eri
troppo signore per perderti in così piccole soddisfazioni (a Londra
nel 1960 ne vidi di autisti bianchi per Rolls-Royce di business men di
colore: remarkable).
Quel giorno eravamo entrambi sul transatlantico France , Mr. Jackson . Il
transatlantico era stato ribattezzato Norway ed adibito a crociere di jazz.
Golfo del Messico, 1998: attendavamo entrambi l'ascensore per lo
sbarco (laboriosa impresa) . Mi decisi dunque a salutarla, che allora,
a lei vivo, io davo del lei.
Salutare lei con complimenti e gran rispetto, con la frase-chiave, ma
sentita ..: "se io potessi aver l'onore di stringere la mano a Milton
Jackson!".
Così fu che dopo poco lei raccontasse a me, dai suoi ricordi, immagini
dell'Italia, dei jazzisti che aveva avuti amici in quel paese, di nomi
e delle loro famiglie e i lor bambini, che chissà come saranno ora
degli uomini e mi saluti Tizio e Caio, li conosce? Ed io si si, ma non
profondamente , ma gli riferirò non tema; il vecchio si commosse ed io
a rassicurarlo che li avrei trovati apposta, subito , per parlargli di
lei, di loro, di voi. Mentendo.

Così che fummo in quel momento ed in quel luogo amici e ci volemmo bene.
Come un padre e un figlio.