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A Michelangelo Buonarroti


La mano, Maestro Michelangelo, le due famose mani.
Quella di Dio. E quella per l'uomo, nella Creazione.

Ma tu Maestro,
come lo sapevi? Come facevi a saperlo?
Le avevi tu già viste
e sfiorate
quelle mani?
Forse in un sogno per te,
premonitore?

Qui si capisce: qui si deve capire!
E se capisci credi.

E che cos'ha tutto questo a che vedere con
caso e biologia e la scienza?

Di fronte a quelle mani.
Di fronte a quelle mani
si realizza finalmente
- e come sempre d'improvviso -
che c'è
un mistero, anzi
il Mistero.
Così come nel verso, preciso, di "Ed è subito sera" o come in un motivo
preciso di una sinfonia maiuscola,
o in una canzone
maiuscola, o nel gesto
maiuscolo
di questa tua "Pietà", od in "Guernìca",
e perfino nell'urlo
di Munch.

Oggi è la pietà che chiamo, indotto dalla tua,
e dalle parole che si schermiscono
di chi non si sente a suo agio a dir "pietà",
e la pronuncia "pìetas".
Per pudore,
perchè non sembri un molle,
e mascherare così quello di buono
che forse ha ancora in sè
malgrado.

E invece

è

la Pietà!

Pietà.

Si, tanta pietà.