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A Michel Petrucciani

 

Quella sera al tuo concerto a Milano mi emozionò tanto la tua musica, come
quando ascoltai anni prima Louis Armstrong, ed anni dopo, Feliciano.
In mezzo ci fu Ray Charles. Così m'emoziona l'ascoltare - e purtroppo non dal
vivo - Vivaldi, Albinoni e Benedetto Marcello, Bix, Teagarden e poi Bechet.
Oppure - e chissà possa essere dal vivo - Aretha o la splendida Streisand.
I grandi, per intenderci, della pelle d'oca e del magone: nessun altro, se
non colpisce al cuore.
Michel: vederti negli spezzoni del documentario sulla tua vita ed intristire
di gioia. Vederti parlare, vedere sul labbro le parole della tua intelligenza
e pensierata ironia, sentirti inchinarti pagliaccesco, saperti improbabile
e certo rivelatore di donne, ascoltarti muovere, odorare le note che martellavi
sul piano giuste come il destino, il tuo viso teso in comunione col cielo del
teatro.

La tua storia è un sinfonico costellarsi di perchè. Un aulico abbarbicarsi a
marginali estremi pensamenti. Un Salmagundi di lacrime e di gioiose risa.
Tu, grandissimo uomo.