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A Gerry Mulligan

Poi

alla fine eri finito in pasto astruso ed improbabile

a quelli di Milano.

Trastullato fra i salotti sufficienti

e cortesi

in eleganti riconoscimenti.

Tu.

Che immobile e assoluto

avevi messo il tuo impavido assolo lì,

tra Billie e Lester,

tu, l’unico pallido, l’unico imberbe,

a fare la storia !

Vieni mi dissero

ed ascoltalo dalla serratura

della Simplicitas locanda di campagna:

è di là col suo pianista.

Digerisce e suona.

Il piano è atavico , scordato.

Non disturbare.

Ma chi è? mormoravan le signore

“è quell'americano del jazz“

“è il marito di Pinca, la famosa signora Pallina“ “ Ah sì, ma và?”

Poi mi portarono a stendergli la mano.

Gerry,

tu sedevi col caffè giù sopra il prato.

Tu berbe argenteo.

Ed io

imberbe.